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Daydreamer: se Can è l’Albatros, perché Sanem è la Fenice?
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Daydreamer: se Can è l’Albatros, perché Sanem è la Fenice?

Can Divit di “Daydreamer – Le Ali del Sogno” (“Erkenci Kus”) è fin dall’inizio identificato come un albatro (tecnicamente “Albatros” è plurale). E’ un uccello che vive in zone marine come le Galapagos, dove Sanem Aydin sogna di trasferirsi.

E’ simbolo di libertà e forza. Infatti grazie all’apertura alare più grande fra tutti gli uccelli, è capace di volare per chilometri senza stancarsi.

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Però è anche capace di fermarsi in un luogo e scegliersi una compagna per tutta la vita. Lo stesso farà Can quando capirà che, dopo tanto girovagare per il mondo, ha trovato quello che cercava nella sua Istanbul (ma sappiamo che i due faranno un lungo viaggio alle Galapagos).

Non solo, apprendiamo che l’albatro è simbolo di un cambiamento positivo nella vita anche futura delle persone che incontra, come quello che tra una peripezia e l’altra porterà a Sanem. Lei, invece, sarà identificata con la Fenice: spieghiamo perché.

Daydreamer: Sanem “diventa” la Fenice

Se è immediatamente chiaro perché Can “sia” l’ “Albatros”, Sanem diventerà simile alla Fenice col tempo. Infatti subirà un cambiamento, una maturazione: imparerà ad essere più posata e amplierà ancora di più le sue vedute, che a parte i sogni, erano limitate al suo quartiere (ha ammesso di non essersi mai permessa viaggi all’estero). La protagonista è insomma una sorta di “ragazza di periferia”… ma soprattutto una che risorgerà dalle proprie ceneri, le difficoltà che incontra nella vita!

Conoscete il mito greco dell’ “araba fenice” (ne parla per esempio Erodoto, ma nel mondo latino anche Ovidio nelle “Metamorfosi” ed è presente nella civiltà egizia)? Questo uccello sacro (e “mattutino”, un “erkenci kus”, come dice il titolo della soap, riferendosi a Sanem) è simbolo di Morte e Resurrezione e talvolta è associato a Venere.

Vive 500/1000 anni secondo le leggente e fa il nido su un albero di piante balsamiche, proprio come quelle con cui l’Aydin crea i suoi profumi, compreso ovviamente quello grazie al quale Can l’ha riconosciuta, dopo averla baciata al buio la prima volta.

Poi, sentendo che sta per morire, la fenice si farà bruciare dal sole (il termine “fenice” deriva dal latino e prima ancora dal greco e significa “rosso porpora”, perciò è soprannominata “uccello di fuoco”) come la dimora che si è costruita. Tuttavia, appunto, risorgerà dalle proprie ceneri ogni 500/1000 anni, domando le fiamme, grazie alle piante aromatiche.

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Sanem, consapevole di essere come questo uccello, intitolerà il suo romanzo “La Fenice e l’Albatro” (“Zümrüdüanka ile albatros“). Lo dedicherà proprio a Can (chiamandolo “Albatros” anche nella dedica) che le “ha lasciato con sogni infranti e peggio e pagine bruciate” prima dell’ “happy end”!

Questo libro, ovviamente esiste (provate a guardare su Amazon)!

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