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Tonno in scatola: riscontrate tracce di bisfenolo in 6 marchi noti. I risultati del test
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Tonno in scatola: riscontrate tracce di bisfenolo in 6 marchi noti. I risultati del test

Tonno in scatola: riscontrate tracce di bisfenolo in 6 marchi noti. I risultati del test

Secondo le risultanze di un’analisi condotta da Il Salvagente, le scatolette di tonno che consumiamo abitualmente contengono tracce di bisfenolo.

Per scelta, la nota rivista telematica a difesa del consumatore, non ha reso noti i nomi dei marchi analizzati, ma sono 6 quelli problematici. Quali sono i rischi per la nostra salute?

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Innanzitutto è bene chiarire che questa sostanza chimica è utilizzata da anni nell’industria alimentare proprio per rendere lattine e contenitori destinati a cibo e bevande più resistenti agli urti. In breve, a fini conservativi. Purtroppo, però, può migrare su ciò che mangiamo e beviamo.

Dalle prime rilevazioni, in questo caso è presente entro i limiti stabiliti per legge, quindi non dovrebbe preoccuparci. Ma purtroppo non la questione è molto più controversa e complicata.

Curiose di saperne di più? Iniziamo!

 

Tonno in scatola: riscontrate tracce di bisfenolo in 6 marchi noti. I risultati del test

Come anticipato, il bisfenolo è in circolazione fin dal secolo scorso proprio nell’industria alimentare: in sintesi, si tratta di quella sostanza che riveste l’interno di lattine, contenitori, e quant’altro conservi il cibo, rendendo le pareti più resistenti ad urti e preservando il contenuto dagli sbalzi di temperatura.

Negli scorsi anni 90, però, sono iniziati a manifestarsi i primi dubbi circa i rischi connessi ad una sua eventuale contaminazione di cibo e bevande.

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Per questo associazioni e istituzioni, si sono adoperate per condurre indagini ad hoc.

Come si evince facilmente da questa breve introduzione, solo frutta, verdura, latticini e i prodotti per la prima infanzia sono esenti dal bisfenolo. Purtroppo su carne, pesce, zuppe, panna e molto altro, invece, si sono riscontrate tracce di questa sostanza.

Ciò che accomuna i risultati di tutti gli studi condotti è il rispetto dei limiti imposti dalla legge per quanto riguarda questi residui molecolari, imposti dall’Efsa e in continuo aggiornamento.

Questo perché i rischi connessi alla sua permanenza sugli alimenti non sono ancora del tutto chiari.

Il punto è che ognuno di noi è continuamente esposto alla sua assunzione, se considerate che è rintracciabile anche sulla carta da stampante, sugli apparecchi odontoiatrici e sugli scontrini fiscali.

I rischi connessi sono interferenze anche serie con il sistema ormonale, con l’apparato riproduttivo e con la mutazione cellulare.

Per questo, nel tempo, la quantità di bisfenolo rilevabile in laboratorio risulta in diminuzione continua, proprio per tutelare la nostra salute.

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Resta il fatto che non tutti i paesi comunitari si sono adeguati, rispettando i livelli massimi indicati dalla normativa.

Il nostro consiglio è quindi quello di evitare il più possibile i cibi in scatola o in lattina, prediligendo quelli confezionati nel vetro, per metterci al riparo di una possibile sovraesposizione giornaliera.

 

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