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De Cecco: Il vero motivo per cui è stata rinviata a giudizio per frode in commercio
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De Cecco: Il vero motivo per cui è stata rinviata a giudizio per frode in commercio

Rinvio a giudizio per la De Cecco: questo ha chiesto il Giudice per le Indagini Preliminari, Luca De Ninis, dal tribunale di Chieti che ha appena siglato il decreto di citazione per il presidente dell’azienda, Filippo Antonio e i due ex direttori qualità e acquisti, Vincenzo Villani e Mario Aruffo.

Il processo avrà inizio il 3 maggio del 2023.

Perché? È una lunga storia, iniziata nel 2019.

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Allora la De Cecco si era impegnata a garantire massima trasparenza sull’etichetta, soprattutto in relazione alla provenienza del grano. Era aprile quando l’Antitrust aveva rilevato inesattezze e mancanza di chiarezza circa le diciture. Il richiamo costante all’italianità, in verità, era menzognero, giacché il grano utilizzato per la pasta proveniva anche dagli Stati Uniti.

A dicembre, l’azienda promette di modificare la scritta sulle confezioni, riportando i dettagli completi: “I migliori grani italiani, californiani e dell’Arizona”.

Fin qui, tutto bene, cosa è successo allora nel frattempo? Scopriamolo insieme!

 

De Cecco: l’azienda rinviata a giudizio per frode sulla provenienza del suo grano.

È Il Salvagente a spiegare con cura tutti i risvolti di questa annosa vicenda.

Pare che l’azienda di Fara San Martino nel 2020 venga subito meno all’impegno preso con il Garante, in quanto a trasparenza comunicativa. In quel periodo, infatti, compera il grano dalla Cavac, fornitrice francese di frumento. Le basi per l’acquisto vengono messe a novembre 2019, l’accordo si stringe sul finire del gennaio 2020 e viene stipulato formalmente il 13 febbraio dello stesso anno.

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Solo tre giorni prima, però, da mail aziendali è emersa una richiesta interna perentoria da parte del presidente della De Cecco, che “invitava” a considerare il grano francese, grano pugliese. Con quelle parole, in breve, vanificava completamente il patto di chiarezza che aveva da poco stipulato con i consumatori.

La denuncia parte da un ex dirigente, Antonio Di Mella, risultato “persona offesa” insieme all’associazione AssoConsum. Sono loro ad essersi opposti alla richiesta di archiviazione da parte della Procura di Chieti, tramite la voce dell’avvocato Miriam Chianese.

Ma l’azienda si difende immediatamente specificando, che è tutta una: “Vicenda strumentale” e ribadisce di essere stata “sempre trasparente con i consumatori”. Attende che la magistratura faccia presto chiarezza sulla sua buonafede e sulla qualità dei suoi prodotti.

Nel mentre, AssoConsum si è costituita parte civile per il processo dell’anno prossimo, indignata per l’utilizzo di grano francese non menzionato da De Cecco in etichetta e di quello proveniente dal North Dakota (risultavano riportati solo quelli dell’Arizona e della California). L’accusa sarebbe quella di frode in commercio perché le informazioni sulle confezioni non corrispondevano al vero, almeno fino al 2021. Da allora, infatti, la scritta cita semplicemente l’uso dei migliori grani italiani e del mondo.

Ed è vero, perché De Cecco resta la regina indiscussa delle tavole italiane, premiata dai consumatori per la qualità dei suoi prodotti.

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