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Noto marchio di birra accusato di contenere fluoruri oltre i limiti stabiliti. I dettagli del caso italiano.
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Noto marchio di birra accusato di contenere fluoruri oltre i limiti stabiliti. I dettagli del caso italiano.

Un noto marchio di birra italiana è finito nell’occhio del ciclone.

Tutto parte da un documentario, il “Chemical Bros”, sotto la regia di Massimiliano Mazzotta.

Si tratta del direttore artistico in persona di una manifestazione cinematografica sarda, il Life After Oil International Film Festival.

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Tutto inizia con un’analisi condotta da Mazzotta su una serie di bottiglie e lattine acquistate al supermercato a marchio Ichnusa, la famosissima birra sarda, amatissima da giovani e non.

I test sono stati effettuati in 3 diversi laboratori, tutti e tre hanno registrato una presenza di fluoruri oltre i limiti consentiti (1,5 milligrammi per litro), con alcune differenze nelle percentuali rilevate:

  • primo: 4,8 mg/l,
  • secondo: 3,5 mg/l,
  • terzo: 27,7 mg/l.

Ma, il caso si infittisce inseguito ad un’ulteriore rilevazione.

Questa volta ad effettuare i controlli è l’Università di Cagliari che riscontra una quantità pari a 0,45 milligrammi per litro, accettabile e notevolmente sotto la soglia.

Non basta, però, interviene anche il Samer di Bari, il solo istituto italiano riconosciuto per le analisi sui fluoruri. E, purtroppo, riscontra una presenza di 16,1 milligrammi per litro.

La preoccupazione sale. Secondo il report del Ministero della Salute, questa sostanza è potenzialmente dannosa per i denti e le ossa.

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Noto marchio di birra accusato di contenere fluoruri oltre i limiti stabiliti. I dettagli del caso italiano.

Il docufilm Chemical Bros è stato girato da Massimiliano Mazzotta proprio per portare agli onori della cronaca il caso delle falde di Macchiareddu. Si tratta di una piana alluvionale del Sud della Sardegna, in provincia di Cagliari, dove vengono scaricati i rifiuti industriali, scarti della lavorazione della fluorite.

L’acqua è uno degli ingredienti principali della birra, proprio per questa ragione, il regista ha voluto effettuare analisi di controllo per assicurarsi della bontà del prodotto sardo.

Ma i risultati avrebbero confermato i suoi dubbi e la sua denuncia a favore di una maggiore educazione ambientale per il rispetto e la tutela della natura.

La replica di Ichnusa non si è fatta attendere. Matteo Borocci, direttore di un birrificio in provincia di Cagliari (Assemini) ribadisce che le birre sono sicure. Esami di laboratorio accuratissimi garantiscono elevatissimi standard di qualità.

Ribatte che le analisi realizzate dai laboratori di Mazzotta avrebbero considerato pochissimi campioni e sarebbero state condotte con una scarsa affidabilità.

Porta come prova il fatto che nell’ultimo lustro, i birrifici hanno controllato per 50 volte i parametri dei loro prodotti, includendo le percentuali di fluoruri presenti. Le quantità sono sempre state minime e fino a 8 volte inferiori ai limiti di legge.

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Ichnusa risulta quindi un marchio affidabile, che non mette a rischio la salute dei consumatori.

 

 

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