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Allerta salmonella e carne di maiale: contaminati anche sui suini italiani. Lo studio dell’Efsa
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Allerta salmonella e carne di maiale: contaminati anche sui suini italiani. Lo studio dell’Efsa

Una nuova allerta salmonella, attenzione non un vero e proprio allarme, sta coinvolgendo la carne di maiale europea. A lanciare la notizia è Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che opera nei paesi UE. Da uno studio condotto tra il 2018 e il 2021 presso un macello italiano, in 19 carcasse su 757 sono risultate presenti tracce di questo batterio.

L’infezione può manifestarsi in maniera lieve o grave, dopo appena 12-36 ore dall’ingestione di alimenti contaminati, protraendosi per circa una settimana. Tra i sintomi principali troviamo:

  • dolori addominali,
  • vomito,
  • nausea,
  • diarrea,
  • febbre.

Soggetti fragili, anziani e bambini possono sviluppare forme più serie e preoccupanti.

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È quindi di fondamentale importanza attuare controlli permanenti e continui.

 

Allerta salmonella e carne di maiale: contaminati anche sui suini italiani. Lo studio dell’Efsa

A spiegare nel dettaglio la delicata questione circa la presenza di salmonella nella carne di maiale è GreenMe.

Partendo dalle risultanze dello studio dell’Efsa, dichiara che i suini maggiormente contagiati provenivano dagli allevamenti più distanti dal macello di riferimento (oltre i 200 chilometri). Da qui si deduce che il proliferare del batterio potrebbe essere dovuto alla maggior tempo trascorso sui camion bestiame, in un ambiente ovviamente esente dalle norme igieniche. Qui gli animali viaggiano ammassati e in condizioni non certo ottimali. Inoltre, il peso del singolo esemplare influisce in maniera sostanziale, maggiore sono i chili, più elevata risulta la percentuale di salmonella rilevata.

Ma perché questo studio risulta così importante in termini di salute per noi consumatori? Ovviamente, la ragione è facilmente intuibile: se le carcasse presentano tracce di batterio, anche la carne da esse ottenute sarà contaminata. Per scongiurare un’intossicazione alimentare è necessaria un’attenta cottura, fattore non così automatico, che varia anche a seconda dei gusti e delle abitudini personali.

Seppure solo il 2,5% degli animali risulta compromesso, dalla trasformazione alimentare, la quantità di carne “tossica”, una volta raggiunta la grande e la piccola distribuzione, potrebbe aumentare esponenzialmente, esponendo tutti noi al rischio, dovuto anche al proliferare del batterio in sede di lavorazione. Ad esempio, gli insaccati poco stagionati come salcicce, salamelle e salami, si rivelano essere veicolo di diffusione del batterio.

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Ecco allora che la nostra attenzione non deve limitarsi al pollo, alle uova e al pesce, ma estendersi anche su altre filiere. Per questo le autorità competenti stanno aumentando via via i controlli di routine, per tutelare la nostra salute.

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