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Colesterolo: che succede se l’industria finanzia la ricerca?
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Colesterolo: che succede se l’industria finanzia la ricerca?

Colesterolo: che succede se l’industria finanzia la ricerca?

In un certo senso, questa è una storia molto americana, nel senso che è tipico del capitalismo statunitense che le grandi industrie cerchino di orientare anche la ricerca scientifica a loro favore.

E siccome la letteratura scientifica americana (e in generale anglo-sassone) è quella che fa testo nel mondo, la cosa riguarda anche noi.

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Colesterolo: che succede se l’industria finanzia la ricerca?

Con una meta-analisi sistematica, alcuni ricercatori hanno voluto verificare se gli studi sul legame tra consumo di uova e colesterolo siano stati in qualche maniera “falsati” quando a finanziarli era l’industria alimentare.

Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Lifestyle Medicine e ha trovato, in buona sostanza, che gli autori di ricerche finanziate dall’industria si sono mostrati in generale più propensi a vedere i risultati in una luce più favorevole al consumo di uova, anche quando i dati suggerivano il contrario.

Un “intenso dibattito”

In passato gli scienziati consigliavano una dose giornaliera di colesterolo inferiore a 300 milligrammi per mantenere la salute cardiovascolare.

Studi più recenti, però, non hanno trovato una relazione significativa tra il colesterolo che deriva dalla dieta e il rischio di malattie cardiovascolari.

Ne deriva che le più recenti linee guida della American Heart Association e dell’American College of Cardiology non specificano una soglia specifica per la dose giornaliera di colesterolo.

Nondimeno, c’è stato intenso dibattito sull’effetto del consumo di uova sui livelli di colesterolo. Le uova sono una delle maggiori fonti di colesterolo, ma sono anche a buon mercato e nutrienti.

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Colesterolo: una revisione sistematica

Con la meta-ricerca di cui ci occupiamo qui, gli scienziati hanno voluto capire se la fonte di finanziamento delle ricerche su uova e colesterolo abbia in qualche maniera “orientato” i risultati.

A questo scopo sono stati scandagliati articoli che riguardavano la relazione tra il consumo di uova o rossi d’uovo da parte di adulti e i loro livelli di colesterolo totale e colesterolo LDL.

Usando questi criteri, ne sono stati individuati 211, pubblicati tra il 1950 e il 2019.

Interpretare i dati

La percentuale di studi finanziati dall’industria era dello zero per cento nel 1950, ma negli anni Dieci del nuovo secolo era salita al 60. La maggior parte mostrava che il consumo di uova aumentava la concentrazione di colesterolo nel sangue.

Ma c’è un ma. Gli autori della meta-analisi, infatti, hanno trovato che nel 49 per cento degli studi finanziati dall’industria i dati non erano stati interpretati con cura e che questi studi mostravano una tendenza a vedere la relazione tra colesterolo e consumo di uova o in maniera neutrale o addirittura positiva.

Negli studi non finanziati dall’industria questo accadeva solo nel 13 per cento dei casi.

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Come spiega il professor Neal Barnard, docente alla George Washington University School of Medicine, “l’industria delle uova ha un enorme interesse finanziario a far sembrare salutari le uova: ecco dunque che le ricerche da loro finanziate hanno cercato di sminuire l’effetto delle uova sull’aumento del colesterolo”.

Ma come spiega il dottor Christopher Gardner, dell’Università di Stanford, “potrebbero esserci in gioco altri fattori”.

“Se per esempio assumiamo 300 milligrammi al giorno di colesterolo con le uova, l’organismo ne espelle fisiologicamente la metà e dirotta il resto al fegato, che ogni giorno “fabbrica” 1000 milligrammi di colesterolo. In tal caso, però, il fegato non produrrà 1000 milligrammi, ma 850, sicché l’impatto si azzera”.

Stando così le cose, secondo Gardner è più probabile che siano i grassi saturi a far aumentare il colesterolo.

Insomma, le cose come al solito sono complesse, anche se questo non toglie che l’industria americana delle uova abbia in qualche modo cercato di orientare i risultati delle ricerche sul suo prodotto.

 

 

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