Lifestyle

Perché i grandi eventi pop ci attirano così tanto: legami parasociali, FOMO e bisogno di appartenenza

Immagine editoriale per Perché i grandi eventi pop ci attirano così tanto: legami parasociali, FOMO e bisogno di appartenenza

Un concerto non finisce quando si spengono le luci. Può continuare in un film, nei braccialetti scambiati tra fan, nelle conversazioni online e nella sensazione che tutti stiano partecipando allo stesso momento. Uno studio dedicato al fenomeno Taylor Swift mostra come legami parasociali e paura di restare esclusi possano prevedere la scelta di acquistare biglietti, andare al cinema e seguire ancora lo stesso universo mediatico.

La ricerca, descritta integralmente da PsyPost, non dimostra che una celebrità “controlli” il pubblico. Analizza piuttosto il bisogno umano di appartenenza e il modo in cui una relazione percepita con una figura pubblica può intrecciarsi con il desiderio di condividere un’esperienza collettiva.

Che cos’è un legame parasociale

Un legame parasociale è una connessione a senso unico: la persona che segue un’artista prova familiarità, affetto e coinvolgimento, mentre la celebrità non conosce individualmente quel fan. Le emozioni sono reali anche se la relazione non è reciproca. Musica autobiografica, interazioni sui social e rituali condivisi possono rendere questa vicinanza particolarmente intensa.

Gli autori hanno collegato il fenomeno alla teoria dell’autodeterminazione, secondo cui sentirsi in relazione con gli altri è un bisogno psicologico fondamentale. Partecipare a un grande evento permette di sentirsi vicini alla figura pubblica e, nello stesso tempo, a migliaia di persone che riconoscono gli stessi simboli e storie.

Il campione e ciò che ha misurato

Durante il weekend di apertura del film concerto *Taylor Swift: The Eras Tour*, nell’ottobre 2023, i ricercatori hanno intervistato online 303 adulti negli Stati Uniti. Hanno misurato la FOMO come tratto generale, la paura momentanea di perdere proprio quell’evento, la forza della relazione parasociale e i comportamenti relativi a concerto e film.

La FOMO abituale spiegava circa un terzo delle differenze nell’intensità del legame percepito con la cantante. All’aumentare del punteggio parasociale, i partecipanti risultavano quasi due volte più propensi ad aver tentato di comprare un biglietto per il tour. Gli stessi fattori prevedevano anche la visione del film al cinema e l’intenzione di seguirlo più tardi in streaming.

Il paper pubblicato su Psychology of Popular Media parla di relazioni predittive in un sondaggio, non di causalità. Non sappiamo se il legame spinga all’acquisto, se la partecipazione lo rafforzi o se entrambi dipendano da altri aspetti della vita sociale.

Perché un’esperienza non spegne il desiderio

Il risultato più curioso riguarda chi aveva già visto il concerto dal vivo. Invece di sentirsi “sazio”, questo gruppo mostrava più FOMO rispetto all’uscita del film e una maggiore intenzione di partecipare di nuovo. I ricercatori richiamano la effervescenza collettiva: l’energia prodotta dal cantare, vestirsi e celebrare insieme può diventare essa stessa parte del valore dell’evento.

Il cinema ha ricreato alcuni rituali del tour, offrendo un luogo di appartenenza anche a chi non era stato allo stadio. Non si compra quindi soltanto un contenuto: si acquista l’accesso a una conversazione, a una memoria condivisa e alla sensazione di esserci nel momento giusto.

Tre domande prima di acquistare per non sentirsi esclusi

  • Desidero davvero questa esperienza o temo soprattutto di restare fuori dal racconto? Le due motivazioni possono convivere, ma distinguerle aiuta.
  • Qual è il costo completo? Biglietto, viaggio, abbigliamento e acquisti collegati vanno considerati insieme, non uno alla volta.
  • Esiste un modo più adatto a me per condividere il momento? Una visione con amici, una playlist o una conversazione possono offrire appartenenza senza replicare ogni spesa.

Non c’è nulla di patologico nel divertirsi dentro una comunità di fan. Il problema nasce quando la pressione sociale sostituisce il desiderio personale, quando il budget viene ignorato o quando l’identità dipende interamente dalla partecipazione.

I limiti dello studio

Circa due terzi del campione si definivano fan e la maggioranza era composta da donne bianche. Le persone avevano scelto volontariamente un sondaggio su Taylor Swift, quindi il coinvolgimento era probabilmente superiore a quello della popolazione generale. Tutte le risposte erano auto-riferite e raccolte in un momento eccezionale di attenzione mediatica.

Il lavoro descrive bene un caso enorme, ma serviranno ricerche su altri artisti, pubblici e culture. Intanto offre una lente utile: dietro una macchina commerciale miliardaria non c’è soltanto marketing. Ci sono bisogni sociali autentici, rituali di gruppo e il desiderio profondamente umano di poter dire “io c’ero, insieme agli altri”.